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Parabola e/o allegoria

Sono assolutamente d’accordo con Stephen Carlson, sull’opportunità di riconsiderare il carattere allegorico di alcune parabole di Gesù, dopo la pesante ipoteca (di natura fondamentalmente teologica) posta alla fine del XIX secolo dall’esegeta tedesco Adolf Jülicher (Die Gleichnisreden Jesu, 1898-1899).

Carlson si sofferma in particolare su un passaggio del celebre volume di Charles Harold Dodd, The Parables of the Kingdom (1935), che da Jülicher sicuramente dipende:

The probability is that the parables could have been taken for allegorical mystifications only in a non-Jewish environment. Among Jewish teachers the parable is a common and well-understood method of illustration, and the parables of Jesus are similar in form to Rabbinic parables… In the Hellenistic world, on the other hand, the use of myths, allegorically interpreted, as vehicles of esoteric doctrine was widespread, and something of the kind would be looked for from Christian teachers. It was this, as much as anything, which set interpretation going on wrong lines» (op. cit., p. 15).

L’intrigante assunto di Dodd, osserva Carlson, sembra il frutto di una ricostruzione a posteriori: si basa di più sul richiamo ad una serie pur cospicua di autorità moderne, che sull’appello diretto alle fonti antiche. In ogni caso, è difficile sostenere una completa estraneità della cultura ebraica del tempo di Gesù da procedimenti di tipo allegorico. Senza scomodare il caso lampante degli scritti Filone, che appartenono all’area alessandrina e quindi ad un contesto fortemente “grecizzato”, si potrebbero citare numerosi esempi dai testi della letteratura giudaica precedente, anche di area palestinese, evitando comunque il ricorso all’ormai desueta e artificiosa contrapposizione tra “giudaismo” ed “ellenismo”.

«Dopotutto – spiega sempre Carlson – Isaia 5,1-7 utilizza l’immagine allegorica della vigna, i cui vari elementi corrispondono a diversi aspetti d’Israele. E la parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-46 // Mc 12,1-12 // Lc 20,9-19), di fatto, comincia proprio con un’allusione a questa immagine di Isaia».

Nei prossimi mesi, il sito di letterepaoline.it cambierà veste grafica, e verrà parzialmente rinnovato dal punto di vista della presentazione dei contenuti: speriamo così ch’esso possa acquisire una struttura più snella e “razionale”.

Tra le novità che abbiamo in mente, c’è anche il progetto di rendere consultabili on-line alcune voci storiche dell’Enciclopedia Cattolica (edizione 1948-1954), tutte di argomento storico-religioso (tra i collaboratori dell’opera, infatti, vi furono studiosi di rango come Angelo Brelich, Angelo Penna, Erik Peterson, Giuseppe Ricciotti, Giovanni Rinaldi…).

L’inserimento di ogni voce verrà segnalato, per il momento, in calce a questa pagina del blog, che avremo cura di aggiornare di volta in volta: in seguito, tutte le voci saranno raccolte e ordinate in una sezione apposita del sito, intitolata Progetto EC (ovvero Enciclopedia Cattolica), così da renderne più agevole la consultazione.

Nel frattempo, cogliamo l’occasione per augurare ai nostri amici e lettori una buona estate. A presto!

Un elenco di novità editoriali (solo alcune!) apparse negli ultimi mesi:


BARDESANE, Contro il fato (Kata Heimarmene – Liber Legum Regionum), a cura di Ilaria Ramelli, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2009, pp. 576, euro 28: «La libertà umana è il tema centrale di “Contro il Fato”: Bardesane vi discute, in forma di dialogo, le dottrine caldaiche improntate al determinismo astrale, secondo cui la configurazione astrale alla nascita di una persona, cioè l’oroscopo, e l’astro dominante nella fascia climatica in cui questa vive, ne determinerebbero gli eventi della vita e perfino le scelte morali e i comportamenti. Contro queste teorie l’autore, vissuto in Siria tra II e III secolo, difende con vigore la dottrina del libero arbitrio. La presente edizione riporta il testo critico siriaco e la traduzione italiana a fronte. Presenta una completa disamina delle fonti su Bardesane e una rilettura critica sistematica del suo pensiero».

Sabino CHIALÀ (cur.), I detti islamici di Gesù, trad. di Ignazio De Francesco, Fondazione Lorenzo Valla – Mondadori, Milano 2009, pp. LX – 460, euro 30: «I detti islamici di Gesù – che segue il volume su Le parole dimenticate di Gesù di Mauro Pesce, in una serie intesa a offrire un quadro completo delle immagini di Gesù nelle varie tradizioni – è un libro dal fascino particolare: racconta l’unico caso di una religione mondiale che sceglie di adottare la figura centrale di un’altra, finendo per riconoscere questa figura come costitutiva della propria identità». Il volume, magistralmente curato da Sabino Chialà e da Ignazio De Francesco, offre dunque una raccolta di tutte le parole che gli scrittori islamici, nel corso dei secoli, hanno elaborato e posto sulle labbra di Gesù, spesso al di là delle tradizioni evangeliche canoniche e apocrife e persino dello stesso Corano (talora apertamente contraddetto). L’immagine di Gesù che ne emerge, come notato da Pietro Citati, è quasi quella di un maestro nascosto, «che vive dentro l’Islam e lo trasforma dall’ interno».

Youssef COURBAGE – Emmanuel TODD, L’incontro delle civiltà, Tropea, Milano 2009, pp. 155, euro 14,90: «Contro le tesi allarmistiche che vedono nel fondamentalismo islamico la causa primaria di una società chiusa e retrograda, e di un’insanabile frattura con l’Occidente, gli studi demografici di Youssef Courbage ed Emmanuel Todd dimostrano che i paesi musulmani stanno vivendo un cambiamento profondo e radicale, in grado di plasmare le tradizioni e i modelli culturali più rigidi. Dal Marocco all’Indonesia, dalla Bosnia alla Turchia, all’Iran, all’Arabia Saudita, i dati parlano di diminuzione del tasso di fecondità, di aumento dei livelli di alfabetizzazione di uomini e donne, di erosione dell’endogamia: sconvolgimenti che si accompagnano a una graduale rivoluzione delle strutture familiari, dei rapporti di autorità, dei riferimenti ideologici, e che alimentano l’ascesa dell’individualismo».

Jean CUISENIER, Manuale di tradizioni popolari, Meltemi, Roma 2009, pp. 168, euro 16: Da una scheda di F. Ronzon (L’Indice, n. 6, 2000): «Il libro consiste in un’agile introduzione allo studio del folklore, inteso come insieme di pratiche di vita locale, ordinaria e tradizionale. Dopo un primo capitolo dedicato a una breve storia della disciplina, si pone il problema di introdurre i due aspetti principali di questo campo di ricerche. In primo luogo, i temi classici del settore: le tecniche, il ciclo della vita, i saperi naturali, le cerimonialità, i ritmi calendariali, le tradizioni orali e le forme espressive. In secondo luogo, gli approcci e le sensibilità disciplinari ad esso peculiari: il piano storico, la distribuzione areale o regionale, l’analisi interna e ravvicinata dei singoli tratti culturali e la focalizzazione sugli aspetti ordinari della vita sociale e culturale delle comunità poste al centro dell’attenzione».

EUSEBIO DI CESAREA, Vita di Costantino, a cura di Laura Franco, Rizzoli, Milano 2009, pp. 432, euro 11,80: «Documento di straordinario interesse, la Vita di Costantino offre testimonianze di prima mano su avvenimenti che segnarono la nascita dell’impero bizantino come, ad esempio, il concilio di Nicea, e coglie gli aspetti innovativi della politica del fondatore della “nuova Roma”. In questa opera composita, che si pone tra diversi generi letterari, la storiografia, la biografia e l’encomio, Eusebio di Cesarea celebra il primo imperatore cristiano, Costantino, di cui intuisce il carattere quasi rivoluzionario della condotta politica. Dall’inedito connubio tra religione cristiana e potere imperiale nascerà la nuova teologia politica, destinata a divenire il cardine dell’ideologia imperiale dell’intero millennio bizantino. Nell’introduzione Laura Franco offre un quadro storico dell’opera e ne sottolinea le principali caratteristiche letterarie».

Giovanni FILORAMO, Il sacro e il potere. Il caso cristiano, Einaudi, Torino 2009, pp. XVI – 224, euro 18: «Questo saggio si propone di rileggere la storia dei rapporti fra cristianesimo e politica alla luce di una relazione triangolare, quella tra “sacro” inteso come fondamento del potere e come sua fonte di legittimazione, potere religioso rappresentato dalla Chiesa (che aspira a porsi come suo rappresentante privilegiato) e potere politico nelle sue principali configurazioni storiche. Il caso cristiano è affrontato nei suoi momenti forti: dal cristianesimo delle origini al periodo pre-costantiniano; dalle trasformazioni conosciute soprattutto attraverso l’azione di figure come Ambrogio al periodo successivo alla svolta costantiniana; dalla Riforma gregoriana alle novità apportate dalla Riforma protestante, fino alle più recenti trasformazioni». Sullo stesso tema, segnaliamo anche il volume di Marco Rizzi, Cesare e Dio. Potere spirituale e potere secolare in Occidente, Il Mulino, Bologna 2009, pp. 222, euro 18.

José A. FORTEA, Summa Daemoniaca, Tre Editori, Roma 2008, pp. 260, euro 18: Si tratta di un vero e proprio trattato di demonologia, di impianto quasi “scolastico”. L’autore, considerato come «il più grande esorcista spagnolo», ci trasporta in pieno XXI secolo «nel mondo ancestrale della possessione diabolica: un libro sulla parte più oscura della creazione, e che ci insegna davvero a conoscerla, affrontarla e sconfiggerla».

Paolo GULISANO, Il ritratto di Oscar Wilde, Àncora, Milano 2009, pp. 192, euro 14: «“La Chiesa  cattolica – ha scritto Oscar Wilde – è soltanto per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. Questo libro – una biografia affascinante come un romanzo – racconta la storia vera di questo genio, un ritratto a tutto tondo di un uomo che per tutta la vita cercò la Bellezza e finì per incontrare la Verità».

IRENEO DI LIONE, Contro le eresie, vol. I, a cura di Augusto Cosentino, Città Nuova, Roma 2009, pp. 320, euro 32: «Comunemente conosciuta come Adversus haereses, ma il cui titolo completo è “Smascheramento e confutazione della falsa gnosi”, l’opera di Ireneo di Lione era stata originariamente concepita in due libri. Il primo doveva esporre la dottrina degli gnostici e il secondo confutarla. La stesura definiva fu invece in cinque libri. Ireneo la compose nella seconda metà del II secolo in greco, ma l’originale è andato in buona parte perduto: ce n’è giunta una versione latina e, per alcuni frammenti, armena e siriaca. Anche se mossa da un intento apologetico, l’opera si presenta come una delle fonti più antiche e autorevoli sullo gnosticismo, di cui Ireneo si rivela fine conoscitore e – come Tertulliano ebbe a definirlo – “esploratore curiosissimo”».

Marshall MCLUHAN, Letteratura e metafore della realtà, Armando, Roma 2009, pp. 176, euro 15: Se la letteratura è medium, in quanto media la realtà, quest’ultima non viene mai riportata fedelmente, bensì interpretata sotto forma di metafora. Ma la metafora è la forma per eccellenza del mito. McLuhan, in questa raccolta di saggi inediti in Italia, quasi tutti provenienti dalla sua prima produzione saggistica, ci offre quindi una serie di chiavi per comprendere la funzione del “mito” letterario nell’epoca di passaggio dalla linearità della scrittura alle nuove forme orali della cultura elettronica. Lo accompagnano in questo percorso di svelamento le voci di Joyce, Eliot, Pound, e di altri protagonisti delle avanguardie letterarie fra Ottocento e Novecento. La traduzione e le introduzioni dei vari testi tradiscono a volte qualche incertezza. 

Martin MOSEBACH, L’eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico, Cantagalli, Siena 2009, pp. 256, euro 17,90: Malgrado il titolo impegnativo, questo libro ha avuto un enorme successo di vendite in Germania, e meriterebbe davvero di essere conosciuto anche da noi. L’autore è un apprezzatissimo romanziere, vincitore del Premio Büchner 2007. A metà strada tra autobiografia e saggio di denuncia, il volume racconta in nove capitoli, senza alcuna volontà estetizzante o piattamente nostalgica, le impressioni di un semplice fedele di fronte all’impoverimento (meglio si direbbe: auto-annientamento) della liturgia cattolica nella stagione post-conciliare.

Paul O’CALLAGHAN – Manlio SODI (cur.), Paolo di Tarso. Tra kerygma, cultus e vita, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, pp. 329, euro 19: Il volume, strutturato all’insegna della triplice formula lex credendi, lex orandi e lex vivendi, offre uno strumento utile per la comprensione della ricezione paolina nel contesto ecclesiale cattolico odierno. I contributi sono firmati, nell’ordine, da Manlio Sodi, Enrico Dal Covolo, Antonio Pitta, Piero Coda, Aimable Musoni, Antonio Miralles, Paul O’Callaghan, Réal Tremblay, Yannis Spiteris, Fulvio Ferrario, Jeremy Driscoll, Pietro Sorci, Antonio Donghi, Michelangelo Tábet, Antonio Porras, Paolo Carlotti e Cataldo Zuccaro.

ORIGENE, Esegesi paolina. I testi frammentari, a cura di Francesco Pieri, Città Nuova, Roma 2009, pp. 456, euro 64: Dalla prefazione di Romano Penna: «Un noto storico tedesco del cristianesimo, Franz Overbeck, dichiarava argutamente che “Paolo ebbe un solo discepolo che lo comprese, Marcione, il quale però lo fraintese”. Il paradosso è intrigante e stuzzicante, [ma] non può essere preso alla lettera. È l’alessandrino Origene a dimostrare la fragilità di un simile punto di vista. Fu lui infatti il primo vero commentatore delle lettere paoline, in quanto si misurò direttamente con il testo di quegli scritti, senza accontentarsi di affermazioni generaliste […]. È ormai ben noto il commentario alla Lettera ai Romani, giunto a noi in una versione latina. Meno noti, finora, erano invece i commenti alle altre lettere paoline, purtroppo pervenuti a noi in modo sparso e frammentario: o come excerpta, citazioni presenti in altri autori antichi; o inseriti in catenae, florilegi esegetici redatti a partire dal tardo-antico; o come traduzioni giunteci naturalmente in latino […]. Dobbiamo perciò essere molto grati a Francesco Pieri per avere finalmente raccolto tutti questi frammenti, pubblicandoli nella loro lingua originale e offrendone una comoda traduzione a fronte con un pregevole commento in calce».

RASHI DI TROYES, Commento ai Numeri, a cura di Luigi Cattani, Marietti, Genova 2009, pp. 288, euro 32: Con questo volume, dedicato al libro dei Numeri, prosegue la pubblicazione delle opere di uno dei più celebri commentatori medievali della Bibbia, Rabbi Shlomo Yitzhaqi di Troyes, detto Rashi (1040-1105). Il Commento ai Numeri, che qui appare per la prima volta in traduzione italiana, può essere considerato come un’espressione particolarmente riuscita dei diversi aspetti dell’approccio ermeneutico dell’autore, e come un autentico capolavoro della sua esegesi.

Joseph RATZINGER, Paolo. Le sue lettere, il suo insegnamento, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pp. 176, euro 13: «Come si è formata la visione teologica dell’Apostolo? In quale contesto è maturata? Sono questi gli interrogativi a cui risponde con chiarezza e autorevolezza Benedetto XVI, ripercorrendo le tappe dell’insegnamento di san Paolo, dalla sua “conversione” alla stesura delle lettere. Un’attenzione particolare è riservata allo sviluppo del cuore della teologia paolina: la teologia della Croce, la dottrina della giustificazione, il culto spirituale. Il volume raccoglie i discorsi del Papa in occasione dell’Anno Paolino e conclude la trilogia iniziata con Paolo, l’apostolo delle genti e proseguita con Paolo. I suoi collaboratori e le sue comunità».

Marco TANGHERONI, Della storia. In margine ad aforismi di Nicolás Gómez Dávila, SugarCo, Milano 2008, pp. 144, euro 15: «Convinto della funzione degli intellettuali e degli uomini di cultura nei confronti della società, Marco Tangheroni, in questo libro che esce postumo, affronta la propria identità di storico attraverso riflessioni che investono questioni relative alla complessità del passato, ai limiti della conoscenza storica, all’irriducibilità e alla casualità degli eventi. Gli aforismi dello scrittore Nicolás Gómez Dávila sono l’espediente per approfondire problemi ed aspetti incontrati quotidianamente da chi pratica la storia, scritti e presentati dall’autore “col giro mentale di un professore che sta colloquiando con i suoi studenti”».

TOMMASO D’AQUINO, Commento al Corpus Paulinum (Expositio et lectura super epistolas Pauli Apostoli), vol. VI, Lettera agli Ebrei, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2009, pp. 786, euro 140: «Nel bimillenario della nascita di san Paolo viene completata con questo volume l’edizione del Commento di Tommaso all’epistolario paolino, con testo originale, traduzione a fronte e introduzioni. È la prima, a livello mondiale, in lingua moderna. Esegeti come Ceslas Spicq e Stanislas Lyonnet ritennero questo commentario insuperabile».

ADDENDA

Barbara FRALE, I Templari e la sindone di Cristo, Il Mulino, Bologna 2009, pp. 264, euro 16: «I Templari, l’ordine religioso-militare più potente del Medioevo, con tutta probabilità per un certo periodo custodirono la sindone oggi conservata a Torino. Venerato nel più rigido segreto e conosciuto nella sua reale natura soltanto dai maggiori dignitari dell’ordine, il telo era conservato nel tesoro centrale dei Templari, che avevano fama di di essere autorità nel campo delle reliquie. In un’epoca di confusione dottrinale per la Chiesa, la sindone per i Templari poteva essere un potente antidoto contro la diffusione delle eresie. Seguendone l’itinerario nel corso del Medioevo, l’autrice procede anche a ritroso nel tempo, fino agli albori dell’era cristiana, aprendo una prospettiva nuova sulla controversa reliquia».

John TOLAN, Il santo dal sultano. L’incontro di Francesco d’Assisi e l’Islam, Laterza, Roma-Bari 2009, pp. XII-420, euro 30: «Nel 1219, nel quadro della quinta crociata, Francesco d’Assisi lascia l’Italia per andare in Egitto ad incontrare il sultano Malik al-Kamil: è un faccia a faccia misterioso sul quale storici, teologi, artisti e scrittori non hanno mai smesso di interrogarsi. Ricerca del martirio? Ingenuo atto di audacia? Risultato estremo di una volontà di proselitismo, o modello esemplare di dialogo interreligioso? Dalle esaltazioni agiografiche dei primi biografi alle interpretazioni attualizzanti di Benedetto XVI, dagli affreschi della basilica di Assisi alle incisioni di Gustave Doré, John Tolan segue l’intricato arabesco che il racconto del “santo dal sultano” ha descritto nel corso dei secoli, e spiega come quel bizzarro episodio di storia sia venuto lentamente trasfigurandosi in un immortale “luogo della memoria”, emblematico ritratto delle paure e delle aspettative che sempre accompagnano il difficile confronto fra Europa cristiana e Oriente musulmano».

NOTA. Le segnalazioni si riferiscono esclusivamente a volumi pubblicati in Italia. Le note informative, qualora poste fra virgolette, sono adattate dalla quarta di copertina delle singole opere. Per ulteriori segnalazioni, si possono consultare i precedenti consigli di lettura (primavera 2009).

Giornali e agenzie di stampa lo hanno definito come «la più antica Bibbia del mondo», addirittura come «il più antico ed esteso testo sacro esistente» (!): in realtà il Codex Sinaiticus – da ieri integralmente consultabile online, grazie al lavoro di un’équipe di ricercatori coordinati dalla British Library – è “soltanto” il più antico manoscritto completo contenente insieme il testo dell’Antico Testamento (la cosiddetta versione dei LXX) e del Nuovo Testamento in greco, con l’aggiunta in appendice di alcuni testi cristiani extra-canonici, ossia l’Epistola di Barnaba e il Pastore di Erma (questi ultimi, tuttavia, non presenti in forma integrale).

Dettaglio dal fascicolo 34, f. 8 recto.

Dettaglio dal fascicolo 34, f. 8 recto.

Il codice, di enorme importanza per gli studi biblici, risale al IV secolo, e viene indicato nelle edizioni critiche con la sigla א o 01. La sua particolarità è appunto quella di trasmettere in unico volume il canone delle Scritture ebraiche, esattamente come il suo contemporaneo Codex Vaticanus, oltre al fatto di aver subito numerosissime correzioni nel tempo: le ultime risalgono addirittura al XII secolo.

Lo studio di tutte queste correzioni è al centro del dibattito scientifico fin dall’epoca del suo ritrovamento, che venne effettuato dal filologo e teologo tedesco Lobegott Friedrich Konstantin von Tischendorf presso il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, in Egitto, tra il 1844 e il 1859 (la vicenda rocambolesca della scoperta e della conservazione del codice è al tempo stesso tra i capitoli più affascinanti della filologia moderna).

Il codice presenta praticamente tutte le possibili varianti che possono essere individuate nella storia della trasmissione dei testi biblici: sia modifiche non intenzionali (errori di tipo visivo; errori di tipo auditivo; errori di memoria; errori di giudizio), sia modifiche intenzionali (correzioni riguardanti grafia e grammatica; armonizzazioni con altre fonti; aggiunta di complementi per chiarire o completare un testo; soluzioni di difficoltà nelle notizie storiche o geografiche; combinazione di diverse lezioni; modifiche dovute a considerazioni dottrinali; aggiunta di particolari per abbellimento).

Per questo la sua “pubblicazione” online, che include la possibilità di visionare nel dettaglio ogni singolo foglio del codice, è un evento che gli studiosi non mancheranno di salutare con entusiasmo.

Sarà Benedetto XVI a celebrare il restauro ultimato della Cappella Paolina, il prossimo 4 luglio, dopo i lavori che hanno impegnato per sette anni lo staff dei Laboratori di Restauro Dipinti Vaticani, sotto la direzione di Arnold Nesselrath.

Dettaglio dalla Conversione di Saulo

Particolare dalla Conversione di Saulo.

Come scrive Laura Gigliotti, per Il Giornale, «si tratta della cappella “parva” dei Palazzi Apostolici, o Cappella del Santissimo Sacramento, riservata al Papa e alla famiglia pontificia. “Più ancora della Sistina, questo è il luogo identitario della fede cattolica», dice il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. Fin da quando Paolo III Farnese incarica Antonio da Sangallo della costruzione (1537-1542) e Michelangelo dei due affreschi con la Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro, tutti i pontefici se ne occupano. A cominciare da Gregorio XIII che, 25 anni dopo Michelangelo, chiama a completare la decorazione Lorenzo Sabatini e Federico Zuccari. Per finire con Paolo VI, che negli anni ’70 modifica la posizione dell’altare. Se l’attenzione è tutta incentrata sul Michelangelo ritrovato sotto nero fumo, ridipinture e ritocchi, il restauro si è rivolto anche alle altre opere, conservando l’armonia dell’insieme e cercando di recuperare l’aspetto dell’ambiente al tempo di Gregorio XIII e Paolo V, fra il 1575 e il 1620».

Tra i particolari riemersi grazie all’operazione di restauro, vi sono alcune significative correzioni apportate da Michelangelo alla scena della crocifissione di Pietro, oltre a una piccola veduta di Damasco dipinta a secco sopra la figura di Saulo/Paolo.

La Cappella Paolina, in quanto riservata alla devozione privata del pontefice e all’adorazione eucaristica, resterà comunque esclusa dal percorso ordinario dei Musei Vaticani, anche se si promette una certa “elasticità” nella concessione di permessi speciali. Per saperne di più, c’è la pagina dedicata al restauro nel sito dei Musei Vaticani.

Dopo le precedenti edizioni a Edimburgo, Vienna e Auckland, è finalmente approdato a Roma l’International Meeting della Society of Biblical Literature (dal 30 giugno al 4 luglio 2009).

L’edizione di quest’anno è doppiamente speciale. Da un lato per la sua inedita collocazione italiana, dall’altro per lo scenario in cui si svolge: che è quello offerto dalla Pontificia Università Gregoriana, e soprattutto dal Pontificio Istituto Biblico, del quale ricorre il centenario della nascita (venne fondato nel 1909 da Papa Pio X, e immediatamente affidato ai sacerdoti della Compagnia di Gesù).

Palazzo Muti Papazzurri, Roma, 1747.

Non per nulla, la celebrazione d’apertura del convegno è coincisa proprio con un panel presentato da Maurice Gilbert s.J., docente al Biblico, dal titolo The Pontifical Biblical Institute: A Century of History, introdotto dai saluti dell’attuale Rettore dell’Istituto, José María Abrego de Lacy s.J. Accanto a loro, Kent Richards (Society of Biblical Literature), Paul Achtemeier (Union Theological Seminary), Lawrence Boadt (Washington Theological Union) e James Kugel (Università di Harvard).

Nel sito della SBL potete consultare il programma dettagliato dei seminari, diviso per data e orario, e un panorama analitico delle varie sessioni di lavoro.

Fra i relatori c’è anche chi scrive, all’interno di una sessione suggestivamente intitolata “From Early Christian Texts to Jesus: Is a Way Back Still Possible?”. L’intervento riguarda la vexata quaestio del rapporto tra Paolo e lo sviluppo delle prime tradizioni orali su Gesù, e prevede la discussione  di uno dei suoi casi più controversi.

«Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione»: sono le parole che Papa Benedetto XVI, poche ore fa, ha usato per annunciare i risultati della prima, storica ricognizione del sepolcro di San Paolo Fuori le Mura, alla ricerca delle spoglie mortali dell’apostolo.

Benedetto XVI a San Paolo Fuori le Mura, davanti al sepolcro dellapostolo.

Benedetto XVI davanti al sepolcro dell'apostolo.

«Nel sarcofago – ha spiegato il Santo Padre – è stata praticata per la prima volta una piccolissima perforazione, per introdurre una speciale sonda, mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a una persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo».

Nei prossimi giorni, ovviamente, se ne saprà di più. Del resto, questo speciale anno giubilare dedicato all’apostolo non poteva che concludersi così: con un bel “to be continued”.

Dal sito Apcom:

«Torna alla luce la più antica icona di San Paolo. L’affresco, datato fine del IV secolo, è stato scoperto il 19 giugno, durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla coordinati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Lo annuncia l’Osservatore romano, a pochi giorni dunque dallo scadere dell’anno paolino.

“Una sensazionale scoperta”, che “impressiona gli archeologi che seguono il lavoro da più di un anno”, sottolinea l’Osservatore. Durante il restauro di una decorazione pittorica di un cubicolo della catacombe, sulla via Ostiense, il laser ha messo in luce “il volto severo e ben riconoscibile di san Paolo”, tra i più antichi e i più definiti che ci abbia consegnato la civiltà figurativa dell’antichità cristiana. Anzi, scrive l’Osservatore, “per le sue caratteristiche può essere considerato la più antica icona dell’apostolo finora conosciuta”.

Il ritratto di Paolo presso le catacombe di Santa Tecla, Roma.

Il ritratto di Paolo presso le catacombe di Santa Tecla.

Il volto, “circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo, emoziona per il suo graffiante espressionismo e appare come un’icona forte ed eloquente dell’Apostolo delle genti, un volto d’epoca, che ci accompagna verso quella missione che la Chiesa di Roma, tra il IV e il V secolo, affida alla figura di Paolo nella conversione al cristianesimo degli ultimi pagani”.

Nelle nuove pitture scoperte nel cubicolo di Santa Tecla appaiono ambedue i volti dei principi degli apostoli, definiti in tutte le peculiarità fisionomiche, che li caratterizzeranno nella civiltà figurativa tardoantica, bizantina e medievale e che giungono sino ai nostri giorni.

La compresenza di Pietro (la sua immagine è purtroppo molto rovinata dal punto di vista conservativo) e Paolo nel soffitto del cubicolo, seppure arricchita dalle altre due immagini per ora ingiudicabili, “ci accompagna – scrive ancora l’Osservatore – verso quello slogan della concordia apostolorum, ideato quale elemento determinante dell’ambizioso progetto politico-religioso della renovatio Urbis, pensato simultaneamente dalla propaganda imperiale e da quella pontificia, nell’ultimo scorcio del IV secolo e nei primi decenni del seguente, in perfetta sintonia con la cronologia dei nostri affreschi”».

Per saperne di più:

- l’articolo dell’Osservatore Romano (di Fabrizio Bisconti);

- un’intervista a Barbara Mazzei, direttrice dei lavori di restauro;

- il sito della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Ai lettori e agli amici

Nelle prossime settimane, a causa di svariati impegni, ci sarà difficile aggiornare questo blog. Anche il nostro sito principale, letterepaoline.it, subirà qualche battuta di arresto.

In ogni caso, non dovete aspettarvi festeggiamenti speciali per la chiusura di quest’anno giubilare: l’Anno Paolino, per noi, non finirà di certo col 29 giugno. Ci sono ancora molte cose da dire, e intendiamo proseguire assieme a voi questo cammino alla riscoperta di Paolo e del cristianesimo delle origini.

L’estate porterà buoni consigli e qualche novità (anche da un punto di vista “estetico”). Cercheremo da subito di offrire una breve introduzione a ciascuna delle lettere di Paolo, oltre a una presentazione di alcuni aspetti del suo messaggio. Vi chiediamo soltanto un po’ di pazienza e di comprensione.

Chi volesse contribuire al progetto, proponendo articoli, recensioni o segnalazioni, può farlo scrivendoci direttamente all’indirizzo di posta elettronica letterepaoline [chiocciola] gmail.com. A presto!

Questione di veli

1Cor 11,2-16 è sicuramente tra i brani più dibattuti e controversi dell’intero epistolario paolino. In questo passaggio, in effetti, Paolo sembra affrontare una serie di temi oggi all’ordine del giorno: il ruolo della donna nel cristianesimo, i criteri per la soluzione dei conflitti che sorgono all’interno di comunità religiose, il rapporto tra dimensione pubblica e dimensione privata di un gruppo sociale, l’uso e il valore di alcuni segni di differenziazione sessuale (ad esempio il velo) in contesti liturgici o più ampiamente comunitari. Per tutti questi motivi, il brano si presta volentieri ad attualizzazioni forzate e talora del tutto arbitrarie.

L’esegeta Giancarlo Biguzzi, affrontando proprio questo passaggio paolino, parte da una distinzione polemica fra “esegesi” ed “eisegesi”: «Il termine “esegesi” è abbastanza conosciuto, e da Platone in poi significa “interpretazione”, essendo composto dal verbo “condurre” (ēgeomai, agō) e dalla preposizione “fuori (ex-)”: fare esegesi è dunque estrarre da un testo il suo significato. Più sconosciuto è il termine “eis-egesi” usato per dire polemicamente che c’è il pericolo di mettere dentro (eis-ēgeomai) a un testo quello che nel testo non c’è».

Riguardo a Paolo, precisa l’autore, c’è poi «da chiedersi che cosa dalle sue lettere è possibile ricavare» su vari argomenti, ad esempio sul suo modo di concepire la donna, «e che cosa invece nelle sue lettere non c’è ma, influenzati dallo spirito del tempo, gli interpreti sono stati portati a introdurvi eis-esegeticamente».

Un’osservazione analoga viene fatta da Gillian Beattie, nel libro Women and Marriage in Paul and His Early Interpreters, a proposito dei ripetuti tentativi di considerare 1Cor 11,2-16 come il frutto di un’interpolazione non paolina: «The authorship of controversial passages like the one under discussion here simply cannot be decided on the basis of scholars’ own presuppositions concerning what Paul “ought” have said about women, discomforting though the implications might be of having to accept seemingly misogynistic statements as authentically Pauline».

Ma perché spendere così tante cautele? Una lettura diretta del brano di 1Cor potrà farcelo intuire.

(Continua su letterepaoline.it)

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